Giurisprudenza annotata

26.5. T.A.R. Lazio, Sez. I Ter, 4 novembre 2009, n. 10828


Abstract


In epoca anteriore all'entrata in vigore del Codice dei contratti pubblici, era tutt'altro che da escludere in assoluto siffatta facoltà di integrazione del bando. In particolare, tale facoltà incontrava il limite del divieto di condotte discriminatorie o comunque idonee ad alterare il confronto tra i concorrenti in gara.

L'esigenza di non lasciare spazi di discrezionalità valutativa ai commissari, quando l'appalto è affidato con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, è affrontata oggi dall'art. 83 del Codice dei contratti pubblici che, fin dalla formulazione del bando di gara, impone che questo stabilisca i criteri di valutazione dell'offerta, precisando anche la ponderazione e cioè il valore o la rilevanza relativa attribuita a ciascuno di essi e, ove necessario, per ciascun criterio di valutazione prescelto, i sub-criteri e i sub-pesi o i sub-punteggi.

La direzione, dunque, verso la quale giurisprudenza e legislatore si sono mossi è stata quella di restringere al massimo, per quanto possibile, gli spazi di libertà valutativa delle offerte da giudicare con il metodo del criterio economicamente più vantaggioso.


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